Un momento di grande emozione, in cui la Ruga ha sentito un’ondata di affetto: questa è stata la festa per i 50 anni della Ruga dello scorso 15 novembre. La sala era piena di simpatizzanti, soci e socie che hanno reso la serata indimenticabile. Il ringraziamento della Presidente, Maria Grazia Zanetti, è andato soprattutto a loro, a chi ogni giorno apre la porta della Ruga.
Alcuni volontari e volontarie sono stati premiati con un riconoscimento speciale per il loro impegno alla Ruga: ognuno di loro svolge infatti un compito essenziale per il buon funzionamento dell’associazione, ma soprattutto contribuisce con i propri talenti a creare momenti di socialità e di allegria.
Eccoli!
- Silvia Giuliani, la “forza della natura” responsabile delle feste;
- Quirino Longo, responsabile dei campi bocce, grande mediatore sempre pronto a ogni servizio;
- Luisa Morini, che ha il controllo della cassa ed è sempre disponibile all’ascolto con pazienza e dedizione;
- Carlo Mantoan, importantissimo uomo dalle “mani d’oro”, capace di sistemare e aggiustare tutto;
- Pia Zanetti, la volontaria dell’accoglienza che ha in mano la sede, e che ha sempre un gesto d’affetto per tutti.

Un applauso caloroso è stato dedicato poi alla Presidente Maria Grazia Zanetti, che accompagna instancabilmente La Ruga da sempre, fin dalla sua fondazione nel 1975.
Durante l’evento sono stati presentati anche i nuovi progetti per i 50 anni dell’associazione – il nuovo logo, il nuovo sito, e il pieghevole che ripercorre la storia della Ruga. Risate e qualche lacrima hanno accompagnato la proiezione del nuovo video sulla Ruga, che attraverso le vive voci dei soci restituisce tutto il senso di accoglienza, ascolto e piacere di stare insieme, il significato profondo della frase “La Ruga è casa”.
Infine, prima del taglio della torta la sala si è animata con musica e balli con il gruppo capeggiato dall’incontenibile maestro Giancarlo Schiavon – perché la Ruga è anche ritmo e movimento.

Ecco un estratto dal discorso di Maria Grazia Zanetti, Presidente della Ruga, sul ruolo del volontariato:
Viviamo in un momento in cui l’insicurezza, le fragilità, i rischi per il domani sembrano motivare un ritiro nel personale, nel proprio mondo su cui abbiamo o crediamo di avere pieno controllo. Bene, questo è il momento di testimoniare che si deve ricostruire, se ce n’è bisogno, il patto sociale comunitario.
In questo contesto, il volontariato è una figura chiave.
In 50 anni mi sono chiesta tante volte come doveva essere il volontario, come doveva agire, cosa scegliere di fare. Fare il volontario è prendersi cura, ma cosa vuol dire fino in fondo? Essere generosi? Avere del tempo libero? Proporre dei servizi che l’Ente pubblico non riesce ad erogare? Fornire manodopera a basso costo?
Io credo che il volontario non può essere schiacciato o etichettato in uno di questi aspetti.
Il volontario deve essere capace di intercettare i bisogni e le esigenze che fanno fatica a mostrarsi, il volontariato deve essere capace di alleanze. Soprattutto il volontariato promuove comunità e coesione sociale, agio e benessere, corresponsabile e custode di un vivere bene insieme. Perché “se nessuno esiste da solo” solo le relazioni ci possono salvare.